«L’Olona rientra nel complesso bacino Lambro-Seveso-Olona, fa parte dei copri idrici più compromessi della regione – spiega Valentina Minazzi, presidente Legambiente Varese, tra i “temerari” che si sono tuffati nel fiume – ma, mentre nel passato la situazione di criticità era dettata da attività industriali che riversavano nel fiume i loro sottoprodotti di scarto, attualmente risulta sempre più evidente il carico inquinante residuo di origine civile». Mentre la quota attribuibile agli scarichi illegali è oramai sostanzialmente irrilevante, infatti, molto significativa è la pressione derivante dalle acque trattate dai depuratori. «Risulta quindi necessaria e urgente una revisione delle autorizzazioni allo scarico – conclude MInazzi – che stabilisca i limiti non più basandosi su tabelle di legge uguali per tutti, ma in funzione della capacità del recettore. E soprattutto un lavoro sistematico di adeguamento dei depuratori di tutto il bacino. Troppi impianti, circa 1/3 di quelli del bacino, presentano gravi non conformità negli scarichi rilasciati».
Dino De Simone, assessore all’Ambiente del comune di Varese: «L’Olona è una parte importante della città. Uno dei nostri obiettivi è quello di favorire i lavori per arrivare a depurarlo, riportando a condizioni ecologiche migliori. Vogliamo valorizzare i Plis, Bevera e Cintura Verde, entrambi attraversati dal fiume: per questo stiamo partecipando a dei bandi di finanziamento per poter iniziare i lavori di rinaturalizzazione delle aree più critiche».
Flavio Castiglioni coordinatore circoli Valle Olona: «Il gestore unico, Alfa, ormai è operativo: quello che chiediamo a gran voce alla Provincia è di accelerare le procedure per convogliare lì tutti i consorzi, permettendo una gestione più efficiente dell’ambito. Non ci sono più scuse».
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