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Foto del mulino by Enrico Scaringi, www.laprovinciadivarese.it |
Una configurazione non troppo diversa da quella di 400 anni prima, quando il mulino, di proprietà dei conti Bizzozzero, risultava dotato di “4 rodigine di farina, 1 folla e 1 pista per il riso”( Relazione ing. Barca, 1608). Nel 1723 il Catasto Teresiano registra un mulino doppio, sempre di proprietà dei conti Bizzozzero: livellario del n° 442 è Sonzini Bartolomeo mentre del n° 443 (con anche un torchio d’olio ) è Speroni Gerolamo. Il Catasto cessato Lombardo del XIX sec. conferma l’esistenza del doppio mulino.
Verso il
1850 Paolo Speroni acquista dai conti Bizzozzero il mulino di cui è livellario
per trasformarlo in un cotonificio. Il filatoio di cotone viene istallato nella
parte di ponente del fabbricato a U del mulino.
Pochi anni dopo l’impresa (60 operai, 7 macchine per filare con 1810 fusi) viene venduta a Giuseppe Varenna che costruisce un nuovo fabbricato (con aumento di macchinari a 3000 fusi) e una casa operaia (“casermone”) per le maestranze.
Diventata nel 1901 filatura Avegno, quindi trasformata in fabbrica di concimi Pagani e poi Vitalba, l’opificio verrà in gran parte demolito nel 1983.
Pochi anni dopo l’impresa (60 operai, 7 macchine per filare con 1810 fusi) viene venduta a Giuseppe Varenna che costruisce un nuovo fabbricato (con aumento di macchinari a 3000 fusi) e una casa operaia (“casermone”) per le maestranze.
Diventata nel 1901 filatura Avegno, quindi trasformata in fabbrica di concimi Pagani e poi Vitalba, l’opificio verrà in gran parte demolito nel 1983.
Nel 1873
i proprietari del rimanente mulino sono Sonzini Graziano e Gerolamo (4 ruote
idrauliche per macine da grano) e Speroni (1 ruota idraulica per macina da
grano).
Al piano superiore dello stesso fabbricato, in
questo stesso periodo, viene istallata un’attività di falegnameria con l’uso di
macchinari mossi, tramite un sistema di cinghie, da una ruota idraulica in
ferro: una piallatrice della Teichert &Sohn, Liegnitz e una sega della
Samuel Worssam & C., Oakley works, Chelsea, London (1874).
I mulini
sono inseriti in un complesso di edilizia rurale a pianta irregolare composto
di edifici a due e tre piani in mattoni e pietra intonacata, con solai in legno
e coperture a falda in coppi. Tuttora sono presenti ambienti ed elementi
originari quali stalle, fienili e legnaie, pavimentazioni in acciottolato, orti
recintati; alcuni ambienti sono tuttora utilizzati per attività agricola
(apicultura); una buona parte del complesso è stata recentemente ristrutturata
ad uso residenziale.
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